Il Vesuvio: un gigante dormiente e le possibili conseguenze di un’eruzione

Il Vesuvio è uno dei vulcani più noti e studiati al mondo, situato nel sud Italia, nella regione Campania. Sorge a pochi chilometri da Napoli ed è tristemente famoso per la sua devastante eruzione del 79 d.C., che seppellì le città di Pompei ed Ercolano sotto una coltre di cenere e lapilli. Oggi il Vesuvio è considerato uno dei vulcani più pericolosi d’Europa a causa della sua attività storica e della densità abitativa della zona circostante. Ma cosa accadrebbe se il Vesuvio eruttasse nuovamente? Quali sarebbero le conseguenze per il territorio e fino a che distanza si farebbero sentire gli effetti?

La pericolosità del Vesuvio

Il Vesuvio è classificato come un vulcano esplosivo, il che significa che le sue eruzioni possono essere particolarmente violente. L’ultima eruzione risale al 1944, ma il vulcano rimane attivo e monitorato costantemente dall’Osservatorio Vesuviano. Data la sua natura esplosiva, un’eruzione potrebbe avvenire con una combinazione di fenomeni devastanti, tra cui:

Flussi piroclastici: colate di gas roventi e materiali vulcanici che si muovono a velocità elevate e sono in grado di distruggere tutto ciò che incontrano sul loro cammino.

Cenere vulcanica: particelle fini che possono ricoprire vaste aree, causando crolli di edifici e problemi respiratori.

Lahar: colate di fango composte da ceneri miste ad acqua che possono invadere le città e le strade.

Onde d’urto e terremoti: le esplosioni possono generare onde d’urto capaci di danneggiare edifici e strutture, mentre il movimento del magma può scatenare terremoti locali.

Le conseguenze di un’eruzione

Se il Vesuvio dovesse eruttare oggi, gli effetti sarebbero catastrofici, soprattutto considerando che oltre tre milioni di persone vivono nell’area metropolitana di Napoli e nei comuni limitrofi. Le principali conseguenze sarebbero:

Distruzione immediata delle zone vicine: città come Torre del Greco, Ercolano e Pompei si troverebbero nella zona più a rischio, con la possibilità di essere colpite da flussi piroclastici e colate laviche in pochi minuti.

Crolli ed edifici danneggiati: la cenere potrebbe accumularsi sui tetti, portando al crollo di strutture non adeguatamente rinforzate.

Interruzioni nei trasporti e blackout: l’aeroporto di Napoli-Capodichino potrebbe chiudere a causa della cenere vulcanica nell’aria, mentre le autostrade e le ferrovie potrebbero essere bloccate da detriti o colate di fango.

Problemi di salute pubblica: l’inalazione di cenere può causare problemi respiratori gravi, soprattutto per bambini, anziani e persone con malattie polmonari.

Effetti sul clima locale: un’eruzione particolarmente violenta potrebbe ridurre temporaneamente la temperatura nella regione a causa della grande quantità di polveri rilasciate nell’atmosfera.

A che distanza si possono avvertire gli effetti?

Le conseguenze di un’eruzione dipenderebbero dalla sua intensità, ma anche da fattori come la direzione del vento e la quantità di materiale espulso. Alcuni effetti potrebbero essere percepiti a centinaia di chilometri di distanza:

  • Entro 10-15 km dal cratere: in quest’area si verificherebbe i danni peggiori, con distruzione quasi totale per effetto dei flussi piroclastici e delle colate laviche.
  • Fino a 30-50 km di distanza: la cenere potrebbe accumularsi al suolo, causando danni agli edifici e alla vegetazione. Potrebbero verificarsi problemi respiratori per la popolazione e interruzioni nelle infrastrutture.
  • Oltre i 100 km: la cenere e i gas potrebbero essere trasportati dal vento fino ad altre regioni italiane, come il Lazio o la Puglia, con effetti sulla qualità dell’aria e possibili problemi ai voli aerei.
  • Su scala globale: in caso di un’eruzione particolarmente violenta, il Vesuvio potrebbe rilasciare nell’atmosfera quantità significative di gas e particolato, con effetti temporanei sul clima mondiale, simili a quelli visti in altre grandi eruzioni della storia.

Perché Campi Flegrei potrebbe essere in pericolo?

Il comune di Campi Flegrei, situato a Pozzuoli (NA), è particolarmente vulnerabile non solo per la vicinanza al Vesuvio, ma anche perché si trova all’interno di una vasta caldera vulcanica attiva.

Una caldera vulcanica attiva è una grande depressione circolare o ellittica formatasi a seguito del collasso di una camera magmatica dopo un’eruzione. Questo fenomeno si verifica quando il magma viene espulso in grandi quantità, svuotando la camera sottostante e causando il cedimento del terreno soprastante. Le caldere attive, come quella dei Campi Flegrei, possono manifestare attività vulcanica sotto forma di terremoti, emissioni di gas e fenomeni di sollevamento del suolo (bradisismo), indicando la presenza di magma in movimento sotto la superficie.

Un’eruzione del Vesuvio potrebbe:

Indurre un’attivazione della caldera dei Campi Flegrei, che è già considerata un supervulcano potenzialmente pericoloso.

Generare forti scosse sismiche che potrebbero danneggiare gli edifici e compromettere le infrastrutture locali.

Ricoprire l’area con uno spesso strato di cenere vulcanica, rendendo inabitabili molte zone.

Compromettere la stabilità del suolo, rendendo il territorio più soggetto a frane o collassi.

Gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) monitorano costantemente entrambi i vulcani, poiché la loro interazione potrebbe aumentare il rischio di eventi catastrofici nella regione.

Piani di emergenza e prevenzione

Per ridurre il rischio per la popolazione, il governo italiano ha sviluppato un piano di evacuazione per le aree più a rischio, denominata “zona rossa”. Questa include 25 comuni intorno al vulcano e prevede l’evacuazione preventiva di circa 700.000 persone in caso di segnali pre-eruttivi significativi. Tuttavia, l’efficacia del piano dipenderebbe dalla velocità con cui si riuscirebbe a prevedere l’eruzione e dall’efficienza della risposta delle autorità.

Oltre alla protezione civile, anche la popolazione dovrebbe essere adeguatamente informata sui rischi e sulle procedure da seguire in caso di emergenza. Simulazioni, esercitazioni e piani familiari di evacuazione potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte in caso di eruzione improvvisa.